Attimi

Sfoglio le pagine patinate passando la mano lungo ogni foglio, come se potessi accarezzare quei posti e quei volti che vi sono impressi. Il libro è così grande che sento il suo peso sul mio grembo e la costa del volume si punta sulla mia coscia destra per non scivolare via. Lo stringo a me per non perderlo. Il divanetto che ci accoglie non è poi così idilliaco per la nostra sosta, ma non importa, riesco a trovar comodo anche un letto di chiodi, ed incrociando le gambe, lasciando un piede a penzolare sospeso in aria, trovo la mia perfezione. Tu no. Ti sento dietro la mia schiena mentre cerchi pace; ci diamo le spalle ma ti sento, prima ti sporgi in avanti puntando i gomiti sulle ginocchia, poi di nuovo indietro sul piccolo schienale che ci separa a mala pena, poi torni sui gomiti. I tuoi occhi divorano le parole che riempiono le pagine del libro che tieni tra le mani, li guardo sorridendo quando giro la testa e ti trovo seduto sull’angolo del divanetto, ma tu non alzi la testa. Il respiro lento viene interrotto solo dagli spostamenti del tuo corpo alla ricerca di una posizione comoda. Poi ti poggi a me, spalla a spalla, profumi di pulito, di sicuro non è dopobarba visto quanto sono irritate le mie labbra. Sembra il mio destino, non mi piacciono gli uomini con la barba eppure le mie labbra si divertono a baciare solo chi preferisce non dedicarsi a tale rito. Parigi è davanti ai miei occhi, i suoi lampioni imperiali lungo i viali, di nuovo li cerco con i polpastrelli, il freddo delle pagine lucide si percepisce appena e la giornata uggiosa priva di colori lascia un velo di romantica malinconia. Meravigliosa. Mi giro verso di te sfiorandomi la spalla con il mento, vorrei chiederti dove e in che epoca vorresti vivere, ma hai trovato pace e non voglio disturbarti, resisto anche alla tentazione di cambiare posizione, lasciando che la caviglia sinistra si addormenti sotto il peso del mio corpo. Continuo a viaggiare tra le foto di quel libro, ma la mia resistenza ha un limite e alla fine mi alzo mentre tu ti giri veloce per vedere dove vado, con un’espressione incuriosita e stupita al tempo stesso. “Ho voglia di un tea”, poggio il pesante volume sul tavolino basso vicino a me, mi inginocchio di nuovo su quello scomodo divanetto di ecopelle rossa, punto le mani sul quello che dovrebbe essere uno schienale che divide i due sedili, mi affaccio come se fossi alla ringhiera di un ballatoio, mi intrufolo tra te e la tua lettura e sfiorandoti le labbra ripeto: “ho voglia di te”.

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