Le giornate sono strane, alle volte quasi infinite. Come quella di oggi, lenta ed inesorabile in cui il tempo anche se passa velocemente, anche se sono già le 17,51 mi sembra comunque che sia presto, che ci voglia ancora troppo tempo perché finisca. Non so perché, è solo una delle tante sensazioni, dei fastidi che ogni tanto mi prendono come un prurito ad un braccio che non riesco a far smettere, neanche grattandomi, neanche assalendo la povera parte pruriginosa così tanto da farmi uscire il sangue. Mantengo questa calma apparente, residuo di una soave tranquillità con cui ho iniziato l’anno, facendo anche chiedere come mai. Poi l’imprevisto, quello drastico che mi manda in un panico repentino che argino a fatica, mi arrovello in cervello, il sangue pompa più velocemente, la voglia di una sigaretta sale, quella di andarmene ancora di più, ma non so mai dove. Tutto in poco, tutto veloce e poi la soluzione, la quiete e tutto riprende quel suo andamento a tempo di marcia funebre, asincrono dall’orologio che invece continua il suo progredire fregandosene altamente di me e dei miei pensieri, che sembrano viaggiare in un’altra dimensione, dove il tempo ha un’altra frequenza e io mi sento sempre nel momento sbagliato. Il posto sbagliato invece no, non mi sembra, forse perché non ci penso, forse perché mi sembra naturale e dovuto essere dove sono, perché non sono capace di vedermi od immaginarmi altrove, come se non potessi essere che qui, in un mondo fatto solo di quello che ho, in cui non posso far entrare nulla di diverso e non posso uscire per vedere qualcosa di nuovo. Una prigione strana a cui mi sono abituata o rassegnata; non lo so. Intanto l’orologio continua a cambiare i minuti e le ore, io faccio i miei calcoli, dove devo andare, dove devo essere e per che ora, e mi continua a sembrare troppo presto, ma presto per cosa? Alla fine arrivo in anticipo anche quando faccio le cose di corsa, anche quando insorgono gli imprevisti all’ultimo minuto, quando trovo traffico, o aspetto fino all’ultimo, già truccata e vestita, sul bordo del letto, prima di prendere la porta e mettere in moto la mia macchina. Io e il tempo non siamo mai andati d’accordo, è sempre stata una lotta continua, imperterrita, come se uno dei due dovesse dimostrare all’altro di aver ragione. Non odio più i venerdì, ma non amo neanche più i lunedì, vivo ogni giorno nella stessa maniera, guardando la mia agenda, segnando appuntamenti e cose da fare, lasciandomi guidare da lei nel modo e il tempo in cui occupare la giornata per lasciarla scivolare via, per arrivare fino al momento in cui stanca chiudo gli occhi non finendo neanche di vedere la conclusione della puntata del mio telefilm preferito, facendomi risvegliare appena un’ora dopo per spengere la tv e la luce e tornare a dormire, finchè all’alba, senza alcuna sveglia ne luce che entri dalle tapparelle, riapro gli occhi e ripenso che tutto ricomincia di nuovo, inutilmente.