Odio gli addii

Cari colleghi,

vi scrivo per comunicarvi che domani sarà il mio ultimo giorno come dipendente della Mashfrog Plus, ma soprattutto come vostra collega. In questo momento quello che mi preme di più è farvi sapere quanto umanamente io sia dispiaciuta di lasciarvi, siamo (permettetemi di considerarmi ancora parte per le prossime 24 ore), un bel gruppo, affiatato, con cui ho lavorato sempre bene e dal quale ho avuto sempre appoggio e sostegno. Ovviamente un cambio di azienda non pone fine ai legami, anche professionali, molti di voi sanno come raggiungermi in ogni momenti e gli altri possono sempre chiedere, io sarò sempre disponibile, che sia un suggerimento, un confronto o un semplice “come stai?”. Vi auguro ogni bene, sia per il vostro futuro professionale che quello privato.

Con sincero affetto

Chiara

Conclusioni

Un altro anno fa l’inchino e se ne va. Ha portato con se tante cose, tante novità, tante paure. Si chiude un ennesimo ciclo della mia vita, quello che mi vede salire all’apice di una pacata felicità, che mi da sicurezze per poi crollare nel modo più cruento e doloroso. Mi sono sentita amata e considerata, mi sono sentita usata e gettata, ma una cosa ho imparato, ho imparato a sentirmi me. Ad avere stima e cura di me, a riconoscere i miei pregi e difendere i miei difetti. Il rispetto, l’affetto, l’onestà, la sincerità. Una sorta di “boria” mi porta a considerarmi migliore, non tanto migliore di qualcunaltro, quello lo so e non mi importa, quanto migliore di quello che qualcunaltro possa volermi far credere di essere. Mi mancano tante cose, ricordi piacevoli di un anno lungo e tormentato, e cerco di difenderli dall’incessante tentazione di vanificarli e sminuirli in nome di un rancore che nasce da un’ipocrisia celata. L’anno finisce e con un dolore nel petto affronto da sola i miei tormenti, gli incubi che mi svegliano la notte che non hanno più un angolo sicuro in cui trovare conforto. Un anno si chiude per lasciare posto ad un altro, dove le paure verranno affrontate e così i cambiamenti, dove la speranza si riaffaccia per spingermi a recuperare quel sano cinismo che senza malinconia prima o poi mi farà dire “tutto scorre”. Un anno si apre con un foglio di carta e una matita, dove le spese si sommano e le voci vengono cancellate. Un anno si apre con la voglia di voler essere me stessa e la volontà di fregarmene di giudizi che mi mortificano. Raccolgo le mie certezze e lascio qui le mie delusioni. Un anno si apre e io ricomincio, nonostante tutto e tutti io ricomincio.

Non mi ferire, perché ci ha già duramente pensato la vita.

Non giudicarmi, perché non hai mai portato il mio dolore.
Non mi riversare addosso colpe, quando già fatico a portare le mie.
Non mettermi il peso di parole amare, quando ho macigni sulle spalle.
Sfiorami con una carezza, quando mi vedi tremare.
Baciami con parole di pace, quando vorrei piangere.
Avvicinati con comprensione, se non capisci i miei silenzi.
Fasciami le ferite dell’anima , con la dolcezza di uno sguardo.

Sollevami dalla fatica della solitudine, con un sorriso sincero.

E amami con la stessa certezza, con cui un’alba pone fine alla notte.

C.Turroni

quiete

Mentre studia io scrivo, ognuno nei suoi pensieri. Una malinconia che avvolge. Una parte di me vorrebbe lasciare al nulla i regali di natale. Mi piaceva così tanto farli, ora li delego. L’unico regalo di cui mi sono occupata io è memorizzato nella bozza di una mail. Imparo a non rinunciare a nulla per paura, paura di non avere indietro quello che mi aspetto. So che non arriverà nulla indietro, e non parlo di un regalo, ma di un emozione come la vorrei, come vorrei suscitarla, lo so bene, e una sorta di orgoglio arrabbiato che si fa avanti vorrebbe tanto legarmi le mani e lasciarmi lontana da quell’intento.

Uno studia, l’altra pensa. Seguo una vita che non mi piace, mi forzo a restare in quella carreggiata, cammino lungo il ciglio della strada con la tentazione di oltrepassare la linea e andarmene altrove, cercare un riparo sicuro che mi chiuda in mura spesse che lasciano fuori il rumore, finestre grandi che mi riparano ma non mi impediscono di guardare oltre e aspettare la neve. Troppo caldo per essere neve, troppo caldo per essere Natale e lasciare agli abbracci il potere di scaldare.

Una penna e una tastiera. Penso alla facilità dell’inganno, e al peso della parola inganno. Per me lo è, per me un’immagine fissa può solo essere uno specchietto per allodole, un’esca appesa, ma non la verità. No, mi dicono, ti sbagli, è solo un punto di inizio, sono solo i tuoi occhi in mezzo alla folla, un flebile mostrarti. Sta al mondo decidere se avvicinarti e conoscerti, ma soprattutto sta a te decidere cosa mostrare. Cosa si mostra? Cosa mostrare? Quello che ho sempre mostrato? Sfrontata sicurezza e spensierata allegria? Si certo, ma poi? Poi vivi e lascia vivere mi dico. Poi prendi fiato e respira, e guarda il tuo presente e non il tuo futuro.

E il desiderio di una quiete in cui stiamo bene.

e sogno

Sogno di urlare a squarcia gola, sogno urla che mi rompono i timpani e una corda stretta intorno al petto che non mi fa fuggire via. Sogno di scappare, sogno un sottoscale, un’apertura sotto pochi scalini, coperta per un metro scarso da una tenda, un lenzuolo bianco, da cui passa una luce bianca, elettrica, sembra calda. Sogno di star lì ranicchiata, nascosta. Sogno un viso conosciuto incorniciato da capelli biondi che si affaccia oltre quella tenda e mi dice di venire fuori. Sogno di dire di no, tra le lacrime che non trattengo, di lasciarmi lì, di lasciarmi sola lì, non voglio venire fuori, non voglio uscire, lasciatemi lì.

necessità

Ho appeso la ghirlanda alla porta, devo prendere l’albero, le palline ci sono e anche le luci. E poi creare qualcosa per il tavolo, e magari le luci per il balcone, di sicuro altre due sedie, e poi la tovaglia. In frigo c’è il succo, nella dispensa il vino e lo spumante, manca l’aperol che mi piace tanto. Ho voglia di casa, ho voglia di un guscio sicuro in cui chiudermi, di coperte calde, di un divano in cui ranicchiarmi, delle voci degli amici, della musica in sottofondo, degli abbracci, dei sorrisi. Ho bisogno di calore.

a colpi di tosse

Amareggiata dal qualunquismo, dall’ipocrisia e l’opportunismo. Non li ho mai sopportati e mai li sopporterò. C’è chi vive nella convinzione di una mia autostima praticamente azzerata. Ma possibile che sia così difficile comprendere questo netto stato d’animo tra cui mi divido, le mie insicurezze da una parte, le mie sicurezze dall’altra. Rancorosa, vendicativa, cerco di persuadermi ad ignorare, a prendere le giuste distanze per continuare a seguire una strada che ha ancora flebili margini. Urlerei al mondo quanto è mediocre, quanto è deludente ed ignobile. Il rispetto che merito non lo devo esigere più, è tempo perso dietro a chi non merita nulla da me.